“Sono prodotti che conosco e che apprezzo; il ‘Piave’, poi, è sicuramente uno dei miei formaggi preferiti sicché mi ha fatto particolarmente piacere la loro presenza. E poi, appena mi capiterà di passare nel Bellunese, non mancherò di visitarne la sede”. Parole di Mario Capanna alla presentazione, al teatro ‘Franco Parenti’ di Milano, della sua ultima fatica letteraria, il volume Noi tutti, evento inserito nell'ambito del cinquantenario del Sessantotto. La presenza, almeno inusuale, di Bibanesi e Piave a una presentazione di questo spessore (con l’autore c’era anche Gherardo Colombo; e la colonna sonora prevedeva la partecipazione di Franco Fabbri, Ricky Gianco, Gaetano Liguori, Flavio Oreglio&Steffora Bluzer, Enrico Maria Papes dei Giganti, Shel Shapiro e Fabio Treves) è la conseguenza di una vecchia e solida amicizia che lega Giuseppe Da Re (l’ideatore dei Bibanesi, il connubio tra pane e grissini) e Mario Capanna, leader studentesco nel Sessantotto, poi parlamentare europeo e deputato, scrittore, giornalista, coltivatore diretto e apicoltore. Un legame che è nato dalla comune frequentazione del Premio Nobel Dario Fo, che Da Re aveva incontrato in occasione di un suo spettacolo. Poi, l’altrettanto solido legame tra Da Re e la Confraternita bellunese ha portato alla comune trasferta a Milano. “E’ stato un evento emozionante e di grande riscontro – commenta Fabio Bona, presidente della Confraternita – che ci onora. Una presenza resa possibile dall’attenzione e dall’abituale supporto di Lattebusche”. A Milano, a distanza di cinquant’anni, nel suo libro Capanna traccia un bilancio in chiaro scuro di quel momento storico. Lo scenario è cambiato radicalmente e i problemi da affrontare sono altri e nuovi. C’è, però, ancora una lezione che le nuove generazioni possono imparare da quegli anni carichi di speranza e vitalità; una speranza che si concentra in una delle parole del titolo: noi. “Sono convinto – ha chiosato Capanna – che solo provando a superare l’individualismo e cercando di ragionare insieme per migliorarsi, sia ancora possibile costruire un futuro migliore”.