“Scoprire, conoscere, apprezzare altri prodotti che fanno immensamente ricco in panorama enogastronomico italiano. Perché questo è, certo, uno dei tratti che connotano l’attività della nostra realtà”. Fabio Bona, presidente della Confraternita del Formaggio Piave dop, ha introdotto così la serata che ha visto protagonisti – al ristorante La Casona di Feltre - formaggi e vini piemontesi; con una gustosa appendice di carattere locale. Grazie all’interessamento di Ennio Bona, feltrino da anni trasferitosi a Milano, è stato possibile scoprire (e valutare) somiglianze e diversità tra i formaggi dell’ovest e dell’est del Paese. Dopo l’illustrazione delle caratteristiche di ogni tipo di formaggio (presentazione curata da Gino Triches, membro dell’ONAF, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi), c’è stata la degustazione. Degustazione iniziata con la ‘Toma piemontese dop’, prodotta dal Caseificio Antigorina di Crevola d'Ossola. Formaggio ottenuto usando latte intero o parzialmente scremato, esclusivamente di vacca. La stagionatura non è mai inferiore ai 60 giorni. Si è, quindi, passati al Gorgonzola dop del Caseificio Costa di Novara. E’ stato ricordato come, oltre la classica zona di produzione (Lombardia), anche il Novarese faccia registrare una produzione di alta qualità. Formaggio a pasta cruda di colore bianco paglierino, le cui screziature verdi sono dovute al processo di erborinatura, ossia alla formazione di muffe. Nel corso della serata sono state proposte sia la versione ‘dolce’, sia la ‘piccante’. E’ stata, poi, la volta del Castelmagno dopo, del Caseificio La Rossa di Monterosso Grana. E’ certamente il formaggio piemontese più conosciuto, degno di essere annoverato tra i più celebri a livello internazionale. Molto stringente il disciplinare per questo prodotto semigrasso o grasso, a pasta semidura di breve o media stagionatura, in tutti i casi, non inferiore a 60 giorni. E’ prodotto con latte di vacca (80%) e – per la quota residua – con latte caprino e ovino, da quattro mungiture continue ma non più per giorno. Quanto ai vini, le cui qualità e specificità sono state presentate da Ennio Bona, in tavola sono stati portati un Dolcetto Doc, un Nebbiolo Doc, un Moscato d’Asti Docg e un Barolo Docg; tutti prodotti della Cantina Fontanafredda. Poi, finale a sorpresa. Il confratello Paolo Zabot ha portato un formaggio di latteria bellunese, da lui stagionato per oltre dodici mesi. Colore, profumo e sapore che hanno permesso un salto nel tempo, quando la stagionatura era patrimonio della civiltà contadina. Assaggio accompagnato da un eccellente Passito di Verdiso Igt, prodotto della Cantina Toffoli, altro confratello. “Di sicuro – ha chiosato Fabio Bona – si è trattato di una serata di grande interesse culturale e, assieme, di spensierata convivialità”.