“Abbiamo accettato molto volentieri l’invito di Diego Donazzolo e abbiamo accompagnato – sulla ribalta di Vinitaly – cinque vini bellunesi a questa importante vetrina internazionale”. E’ questo il commento di Fabio Bona, presidente della Confraternita, all’indomani dell’inedita abbinata che ha, peraltro, ottenuto unanimi apprezzamenti. Assieme al ‘Piave’ dop (definito prodotto ‘..dal sapore di latte di montagna e nocciole, che si scioglie in bocca come il burro’), c’erano i vini Granpasso (Teroldego) dell’azienda Pian Delle Vette, già vincitore di alcuni premi; il Vanduja Rosso (Pavana) della società agricola De Bacco; il Pustern bianco (bianco sur lie e Pinot bianco) dell’azienda agricola Bonan; l’Ombra del Cin (Traminer aromatico e incrocio Manzoni) dell’azienda agricola Guarnieri e il Derù (bianco spumante brut metodo Martinotti e vitigno Solaris) della Tenuta Croda Rossa, che fa parte dei vigneti resistenti, risultato dell’incrocio tra la vite europea e quella americana di nuova generazione, in grado di difendersi da soli dai parassiti senza l’utilizzo della chimica. Oltre a Bona e Donazzolo (presidente di Confagricoltura Belluno), allo stand c’erano Enzo Guarnieri, presidente del Consorzio di tutela Coste del Feltrino, e Giampaolo Ciet, presidente di Piwi Veneto (viti resistenti). Guarnieri ha ricordato come la vallata bellunese (il Feltrino, in particolare) vanti una forte tradizione nella produzione di vino (80.000 ettolitri annui), almeno fino alla prima metà del Novecento; un patrimonio che si è poi perso a causa delle vicende belliche e della filossera. “Oggi, però – ha continuato Guarnieri – lungo i 50 chilometri che vanno dall’Alpago a Feltre sta tornando a svilupparsi una viticoltura molto interessante, che va dalla doc Prosecco ai vini resistenti e ai vini feltrini. Certo, si tratta di una viticoltura di confine, realizzata su terreni con pendenze spesso elevate e difficoltà di meccanizzazione, che punta a recuperare varietà autoctone come Bianchetta, Pavana, Gata, Turca e alcune varietà internazionali che stanno dando buoni risultati (il territorio ha molte affinità col vicino Trentino) come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer aromatico e Manzoni bianco”. A oggi, le undici aziende aderenti al Consorzio coltivano 20 ettari di vite per 1.200 ettolitri di vino l’anno. Altri 20 ettari, poi, entreranno in produzione nei prossimi anni. “Siamo anche pronti – ha chiosato Guarnieri - a chiedere una doc: abbiamo fatto studi storici e ampelografici, che presto saranno ufficializzati, da cui emerge un’identità precisa, che presenta tutti i caratteri per poter chiedere la denominazione”. Come accade sempre più spesso, lo stand dei prodotti bellunesi è stato letteralmente preso d’assalto. Da personaggi pubblici non meno che da tantissimi visitatori.