Raccontare una delle tante cene con gli amici puo’ risultare routinario, ripetitivo e, se vogliamo, noioso. Tutto dipende dalla prospettiva da cui si guarda.Preliminarmente, rileva l’aspetto “morale”. Perché impiegare energie per ospitare circa centocinquanta amici in un locale del centro, proponendo un menu rigorosamente a base di stoccafisso? Qui emerge il secondo elemento strutturale dell’evento. La “sincerità”. Termine (valore) desueto in questo mondo di plastica, in cui hanno assunto vigore concetti antitetici ed escludenti, tutti sinonimi di lobbies.Nel nostro caso, e mi riferisco agli amici della “Accademia dello Stoccafisso all’Anconitana”, l’unico obiettivo risiede nei principi enunciati dallo statuto associativo, volti alla tutela della tradizione culturale e gastronomica locale, legata alla cucina ed al consumo dello stoccafisso.Obiettivo che vede scendere in campo coloro che, all’interno del Consiglio Direttivo dell’Accademia, hanno ricevuto dal Presidente del sodalizio, Pericle Truja, l’incarico di pianificare ed organizzare gli eventi conviviali: Cassandra Mengarelli ed Aldo Roscioni, storico albergatore della baia di Portonovo.Grande attenzione al territorio e, quindi, alle dinamiche che ne determinano gli orientamenti. Coerentemente, non poteva sfuggire all’Accademia la recentissima ristrutturazione di uno storico locale collocato nel cuore della città, locale che ha accompagnato la crescita di quasi tutti i giovani anconetani. “Il Giardino”ha aperto i suoi nuovi spazi proponendo agli amici dell’Accademia un menu dedicato interamente al protagonista dell’Associazione: lo stoccafisso.Il percorso sensoriale si è sviluppato attraverso un elegante “filetto di baccalà su crema di piselli”, passando poi ad un evocativo“vincistocco di Vincenzo”,per approdare ad uno “stoccafisso all’anconitana di Pallì e Lallo nel rispetto della tradizione”. Una proposta così accurata non poteva trascurare vini locali di raffinata eleganza, come l’extra brut, metodo classico, e due pietre miliari fra i bianchi autoctoni, il Bianchello del Metauro (Fortunae) ed il Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore (Casal di Serra), tutti prodotti dalla storica cantina Umani Ronchi di Osimo. Parliamo di vini che ottengono ogni anno riconoscimenti importanti da parte di critici e guide di settore, come ampiamente documentato dalla esaustiva e competente presentazione di Andres Ariza, intervenuto in rappresentanza dell’Azienda.Gradito ospite della serata Maurizio Ricci, Presidente dell’Associazione Amici del Verdicchio dei Castelli di Jesi, che ha illustrato l’attività svolta dall’Associazione per la valorizzazione di questo vino in ambito nazionale e, soprattutto, all’interno dei mercati esteri di riferimento (Giappone, Svezia, Canada, Stati Uniti, Germania).Impossibile trascurare la calda ospitalià del general manager del locale, Antonio Ambrosio, e l’elevata qualità professionale del suo chef, Vincenzo Caccavale, che con la sua cucina ha saputo coniugare perfettamente il rapporto fra tradizione ed innovazione, senza scendere a compromessi con le sirene della nouvelle cuisine.Davvero una bella serata, in attesa di “Stoccafissando 2019”.