Pranzo della tradizionale “SOPA COADA” alla trattoria AL CACCIATORE A ZENSON DI PIAVE  

Sto girando la pagina del calendario di marzo e mi chiedo come è trascorso questo mese in un tempo sospeso di incertezza, di speranza, di fiducia, e di consapevolezza. Permettetemi di pensare all’alto prezzo di delusione, al di là dei problemi contingenti sanitari, per il complesso, ambizioso e faticoso progetto per il Trentennale della nostra Associazione, affrontato, dalla nostra Presidente insieme al Consiglio, successivamente alla “mondiale” emergenza, che ha bloccato ogni incontro, evento e cerimonia.

Consoliamoci, comunque, con il ricordo dell’ultimo, recente (a pochi giorni dalla prima ordinanza restrittiva) convivio di Tavola Veneta, a Zenson di Piave presso il Ristorante AL CACCIATORE, con l’atteso e, confermato appuntamento con la “sopa coada”, perfetto risultato della continua ricerca gastronomica della Signora Adele che è approdata ad una applaudita perfezione con l’impiego di un fagiano e due piccioni.

Il pranzo ha anche lasciato spazio alla presenza di tre nuove entusiastiche socie.

Ricordo lo studio programmato su eventuali coincidenze della nostra “sopa coada” con l’omonima “ZUPPA COATTA” GALLURESE (preparata con brodo di pecora e formaggio) che ha portato in Sardegna un gruppo di socie nel 1992, avviando così, fin dai primi anni della giovane Associazione, l’impegno per una seria analisi di ogni curiosità gastronomica.

Presenza preziosa, alla fine del pranzo, il GRAN POETA della CONFRATERNITA DELLA SOPA COADA, Riccardo Pauletti che ci ha comunicato l’origine e la tradizione del piatto, che è, ancora oggi, ritrovato ed apprezzato.

Alla fine nuovo applauso ai titolari Luigi e Adele per il perfetto risultato dello storico piatto (servito per ben due volte proprio per “spegnere” voglie residue), e, nel congedarci, purtroppo, nulla ancora ci faceva presumere una chiusura agli incontri, sentimento dilatato nello sconforto di tante e ancora tante persone vittime della pandemia.

Il nostro dolore abbraccia, con sentita vicinanza, tutti coloro ancora nella sofferenza.

Però… la nostra serena, paziente e per quanto consentito, ottimista Presidente Maria Antonietta Vendramini Favero non ha abbandonato il suo impegno.

Ci ha raggiunto con una lettera nella quale spronava le socie (e i soci) a non restare in ozio, ma diligenti e volonterosi impegnati tutti in esecuzione di ricette (presenti nella suddetta corrispondenza) e sottoporle (via social) ad una severa valutazione, a rischio…bocciatura a fine anno!!

Ringraziamo la nostra Presidente per la sua energia e il supporto “morale” che ci trasmette, aiutata dalle parole di vicinanza che ha voluto aggiungere, il prof. Ulderico Bernardi, primo Presidente dell’Associazione che ricava dall’attività di questo trentennale lavoro esteso anche, da anni, all’intera EUROPA, un’immagine che perpetua “UN’INTESA CULTURALE DI FONDAMENTALE IMPORTANZA PER LA PACE E IL BENESSERE DELL’UMANITA’ CONSERVANDO E DIFFONDENDO IL MEGLIO DELLA TRADIZIONE NOSTRA” AD MAIORA.

                                                                                                              Germana Caliò Segantin