Giovedì 21 marzo 2024 la Confraternita Dogale della Marca ha organizzato una serata dedicata a “Renga e scopetòn, pesci di Quaresima in Veneto” presso il ristorante Golf Club Villa Condulmer di via Croce 3 a Zerman di Mogliano Veneto (TV).

La Quaresima resiste ancora nelle tradizioni venete, e sulle tavole, questo è il periodo dell’aringa per eccellenza; o meglio della “renga”, e dello “scopetòn“. Si tratta di una cucina per lo più parca e frugale, fatta con pesci poveri ma molto nutrienti, da cucinare magari alla griglia, se possibile all’aperto o in locale areato, perché lasciano un odore molto intenso e aromatico in cucina. Il mercoledì delle ceneri, che è anche il primo giorno di Quaresima, la tradizione veneta vuole che si mangi la renga… e come tutte le buone tradizioni anche questa viene portata avanti e tenuta viva. Infatti con la cena della renga si saluta il Carnevale e si va verso la Pasqua.

L’aringa è un pesce lungo circa 30 cm, che vive in banchi enormi nelle acque fredde dell’Atlantico settentrionale e dell’Oceano Artico. L’aringa partita dai Mari del Nord, passando da Venezia, arrivò nell’entroterra prendendo il nome in dialetto “renga”. Questo pesce semplice si è subito rivelata adatta alle esigenze delle tavole contadine venete, soprattutto in tempo di Quaresima: era un cibo povero ma nutriente e facile da conservare anche senza gli odierni mezzi di refrigerazione. Questo pesce ebbe enorme importanza economica nelle aree dell’Europa settentrionale, nel Medioevo e fino a tutto il ‘500, perché la sua cattura rappresentava una fonte di cibo proteico quando allevamento, agricoltura e commercio erano insufficienti a nutrire le popolazioni. La conservazione era fatta sotto sale o essiccata. La sua sistemazione nel sale doveva avvenire entro poche ore dalla cattura praticamente in mare.  Questa pratica portò lo svilupparsi di un impressionante commercio di sale tra le città della Lega Anseatica e l’Europa centromeridionale che saliva verso nord e della “renga” in barili che scendeva verso sud e che aveva come principale tramite mediterraneo la città di Venezia.

L’imperativo dei giorni di Quaresima era mangiare di magro e la lista delle cose da portare in tavola non dava grandi possibilità di scelta: pesce fresco o salato, affumicato e marinato. Vero ‘companasego’ della povera gente, emblema della povertà del periodo, era l’umilissima aringa; arida e secca, ma forte di sapore e di odore, stuzzicante, stringata, economica; una sola bastava per tutta la famiglia e nelle occasioni speciali si usava arricchirla con la polenta un solo pezzettino, infatti, bastava ad insaporirne una grande quantità.

L’usanza di un tempo nelle zone povere del Veneto e del Friuli era quella di sbattere un’aringa affumicata sopra delle fette di pane per profumare il pane. Addirittura, si racconta, che nelle case più povere la tenevano appesa penzoloni ai legni del soffitto o ai bordi del fogolar, ad altezza d’uomo, per sfregarla sopra il pane per l’appunto. L’usanza di mangiare questo pesce era così forte e sentita che i giorni di Quaresima venivano chiamati anche “i giorni della renga”.

La degustazione ha previsto il seguente spartito:

  • Scopeton con le sue uova in salsa di cavolfiore e polenta e renga della tradizione abbinati ad un Fulvio Beo Rosé metodo Classico (100% Molinara) dell’azienda Cà Rugate (VR);
  • Bigoli in salsa di aringa con un Colli Euganei Garganega dell’azienda Monte Fasolo (PD);
  • Aringa in salsa panata con tortino di patate abbinato ad un Limne Lugana DOC dell’azienda Tenuta Roveglia (BS)
  • Panna cotta ai capperi con gel di lime e limone con un Moscato dei Colli Euganei dell’azienda Monte Fasolo (PD).

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