Articolo realizzato da Carlo Mantovani – L’Inviato nel Buon Gusto
Giornalista dendrogastronomico ideatore del Movimento Paesaggezza

Gli itinerari dendrogastronomici – tra grandi alberi e grandissimi piatti – sono il risultato del felicissimo incontro tra due mie grandi e risalenti passioni, che negli ultimi 15 anni si sono strutturate, diventando uno stile di vita: quella di dendronauta, cioè cercatore di alberi monumentali, e quella di gastronauta, cioè di esploratore del gusto locale.
Pianta dopo pianta, mi sono accorto che i grandi alberi portano quasi sempre in grandissimi posti: le cosidette perle nascoste, luoghi per lo più ignorati dalle rotte usurate del turismo di massa.
E allora mi sono detto: perché non mettere gli alberi monumentali al centro di un nuovo modello turistico, e costruire una guida che proponga un turismo tutto all’aria aperta, molto adatto alla bicicletta, economico e al tempo stesso rilassante ed istruttivo, che porti ad una piacevole e virtuosa riscoperta del territorio? Un turismo che tenta di farvi capire e sperimentare il fascino dimenticato della provincia, l’atmosfera incantata dei suoi borghi – di pianura, collina e montagna – la ricchezza delle antiche corti, la genuinità che ancora sopravvive nelle campagne e il taumaturgico potere delle aree verdi. Un sistema di valorizzazione e promozione del territorio in cui anche i piccoli centri sono grandi protagonisti e la montagna non sia costretta a sperare, ogni anno, nel “miracolo” della neve, ormai sempre più rara. Come ha ribadito un editoriale di Bell’Italia di qualche anno fa, collegare natura e cultura enogastronomia è il miglior modo di promuovere il paesaggio italiano e, quindi, fare turismo.
E non si tratta di una forzatura: grandi alberi e grandissimi piatti, a ben guardare, sono collegati tra di loro da più elementi. A cominciare dal fatto – incontestabile – che i grandi alberi affondano le radici nel terreno (natura) e i grandissimi piatti nel territorio (cultura): terreno e territorio, cioè le due facce della stessa preziosa medaglia, il Paesaggio.
Non bisogna dimenticare, poi, la dimensione sacra, che da sempre caratterizza queste due categorie, solo apparentemente distanti: in tante parti del mondo, infatti, i grandi alberi, visti come un metafisico nesso tra terra e cielo, sono sacri e oggetto di devozione e anche nel nostro paese non è raro trovare immagini votive incastonate nel tronco o tra i rami di un patriarca arboreo; la sacralità del cibo, a cominciare da un semplice pezzo di pane che gettare via è peccato, emerge prepotentemente anche dalle parole della gastronomia: come l’uso del termine “sagra” (cioè feste religiose) per raggruppare gli eventi enogastronomici di paese; o quello di “confraternita” o “congrega”, mutuato dal diritto canonico, per indicare le associazioni di tutela e valorizzazione dei piatti tradizionali.
I monumenti arborei e gli eventi enogastronomici di paese, però, sono accomunati anche da un altro fattore, molto meno positivo: sono due categorie a rischio, cosa che mi ha suggerito di inserire nella recente guida che ho pubblicato sull’argomento, dopo la prefazione, un “bugiardino dendrogastronomico”, in cui si avvisano i lettori/turisti della delicatezza e precarietà della materia trattata.
Gli alberi secolari, infatti, sono per definizione molto attempati e quindi spesso vicini alla fine del loro ciclo vitale; le feste di paese, d’altra parte, si basano sul volontariato e, purtroppo, ogni tanto capita che frequentatissimi eventi vengano sospesi “sine die” per mancanza di personale.
E parlando di aspetti problematici, ce ne sarebbe anche un altro: la necessità di valorizzare due categorie dal grande potenziale, che meriterebbero una maggiore attenzione. Nonostante le numerose pubblicazioni dedicate (tra libri e pagine web) i grandi alberi continuano infatti ad essere colpevolmente dimenticati dagli enti preposti alla valorizzazione del territorio, come se il “treewatching”, cioè l’osservazione dei monumenti arborei, aperti 24 ore su 24, non fosse una forma di turismo lento almeno quanto il giustamente raccomandato birdwatching; e d’altra parte, con poche e felici eccezioni, tanti eventi enogastronomici, che pure richiamano un vasto pubblico, sono pressoché sconosciute al di fuori dei troppo angusti confini locali.
La speranza, ovviamente, è che la sinergia tra natura e cultura innescata dai miei itinerari dendrogastronomici spinga il turista a cercare qualcosa di bello (gli alberi monumentali), con la promessa di gustare qualcosa di buono (i piatti e i prodotti tipici celebrati dalle feste di paese e dai produttori di gusto locali), avvicinando sempre più persone a questo nuovo, bellissimo modo di fare turismo e valorizzare il proprio tempo libero: un sistema che vuole sottolineare l’inestimabile valore del Paesaggio, cioè il prezioso insieme di natura e cultura in cui abbiamo la fortuna di vivere e che per questo, come suggeriscono i principi della Paesaggezza (cioè la consapevolezza dell’importanza del Paesaggio) va difeso, promosso e valorizzato.

Carlo Mantovani. Un prodotto della Bassa. È questo, forse, il modo più giusto per definire Carlo Mantovani, artista, scrittore e giornalista nato nel ‘67 a Concordia sulla Secchia (Mo). Un autore poliedrico, vulcanico, caratterizzato da una passione incontenibile per il territorio, che ha ideato l’apprezzatissimo Museo della Nebbia, installazione multisensoriale nata per sottolineare e promuovere il lato buono della nebbia. Nel 2018 viene pubblicata la prima guida “dendrogastronomica”, nata dall’incontro delle due sue anime di dendronauta e gastronauta, dove propone un modello turistico inedito, alternativo, bastato su itinerari tra grandi alberi e grandissimi piatti e prodotti: una formula economica, sostenibile e istruttiva, e in perfetto equilibrio tra natura e cultura. Nel 2021 pubblica la seconda guida, dedicata alla provincia di Mantova e fonda il “Movimento Paesaggezza”, nato per premiare i “Cavalieri della Paesaggezza”: eroi silenziosi che proteggono, valorizzano o promuovono il paesaggio, inteso come unione di natura e cultura e si ritrovano nell’annuale “Festa della Paesaggezza”.

Sono serviti almeno centocinquanta viaggi per costruire questi itinerari “dendrogastronomici” tra grandi alberi, grandissimi piatti e prodotti della provincia di Verona: un percorso di esplorazione lungo e faticoso, ma estremamente appagante, durante il quale mi sono reso conto non soltanto della “grande bellezza” paesaggistica di questa zona, caratterizzata da una pittoresca alternanza di città d’arte, campagna, collina, lago e montagna, ma anche della sua profonda ricchezza arborea ed enogastronomica.
Una straordinaria varietà a cui corrisponde un’impareggiabile abbondanza di aree protette (dai parchi della montagna alle zone umide della pianura) e di specie arboree: dai faggi e pecci della Lessinia ai peri ultrasecolari della zona collinare, dagli straordinari esemplari custoditi nei giardini delle ville antiche – cedri, magnolie e cipressi in primis – ai grandi platani, pioppi e bagolari delle campagne intorno alla città.
Un territorio, quello veronese, che vanta anche una grande ricchezza di risorse alimentari, specialmente nel settore ortofrutticolo: dalle brassicacee (Verza Moretta e Michelina, Radicchio Rosso) agli asparagi (Arcole, Rivoli e Cavaion); dall’olio Evo Dop (lago e colline veronesi) alle castagne (San Zeno e San Mauro); dalle squisite ciliegie delle colline veronesi (Tregnago e Montecchia di Crosara su tutti), alle pesche (Pescantina, Bussolengo), fino alle pere e mele antiche (Trentosso, Misso e Decio).
Una provincia, insomma, che – come capirete leggendo questo mio appassionato diario di viaggio – ha tutte le carte in regola per diventare una vera e propria “mecca” del turismo dendrogastronomico.
Un nuovo modo di esplorare il territorio, dove – ad essere protagoniste – sono le cosiddette “perle nascoste”, luoghi di esaltante bellezza (fortunatamente) non interessati dalle rotte omologate del turismo di massa.
Un sistema turistico che vuole sottolineare l’inestimabile valore del Paesaggio: cioè il prezioso insieme di natura e cultura in cui abbiamo la fortuna di vivere e che per questo – come suggeriscono i principi della “Paesaggezza” – va difeso, promosso e valorizzato. E a proposito di Paesaggezza, chiudo citando il mio slogan di esploratore dendrogastronomico; “Seguite i grandi alberi, perché vi porteranno in grandissimi posti”.

RESTIAMO IN CONTATTO

Federazione Italiana Circoli Enogastronomici

CONTATTI

Sede Ufficiale: c/o VERONAFIERE
Viale del Lavoro 8 – Verona
Sede Operativa: Via Grimaldi 3 – 28100 Novara

E-mail: presidente@confraternitefice.it

Telefono: 333 7909361

© 2023 F.I.C.E. – Cod. Fiscale: 03522480239 – Designed by Daimon Art Agenzia Web