Intervista del Cavalier De Gustibus


Il mio interlocutore è un carissimo amico, non fumatore, che vuole addentrarsi, solo per approfondire le proprie cognizioni personali, nel mondo del fumo, ed in questo caso particolare nella conoscenza del sigaro Toscano. Non si rende conto che il chiedermi di parlare del mio sigaro preferito è come invitarmi a nozze.

Carissimo Giuseppe, iniziamo dalle sue origini: il nome non è casuale in quanto questo sigaro nasce proprio, circa due secoli fa, nella Granducato di Toscana, presso la Manifattura dei tabacchi di Lucca e pare da un caso fortuito. Si narra infatti che una balla di foglie di tabacco Kentucky sia rimasta, per una svista, sotto la pioggia e, di conseguenza, sia andata in fermentazione. Il Sovrintendente, uomo parsimonioso, per non buttarla via, ordinò di farne dei rustici sigari invece che destinarlo, come d’uso, alla produzione di trinciato.

Quale fu il risultato?
Il risultato fu giudicato tanto interessante da indurre l’Amministrazione a mettere in regolare produzione quell’originalissimo sigaro che, in breve volgere di tempo, sarebbe stato apprezzato in tutta Europa e noto come “Toscano”.

Quindi il tabacco aveva un ruolo importante nell’economia della zona?
Non precisamente, infatti il tabacco Kentucky a quei tempi era esclusivamente importato. Solo a partire dal 1850 si iniziò la sperimentazione di acclimatazione e selezione per poterlo coltivare anche in Italia. Tutto questo durò per circa 40 anni ma il risultato fu ottimo e la coltivazione fu regolarmente introdotta nella produzione nazionale a discapito di altre specie meno pregiate. Da allora il tabacco ha avuto un ruolo importante nell’economia agricola toscana e non solo. Sono lì a dimostrarlo le tabaccaie, imponenti capannoni con il tetto ad abbaino, che si incontrano percorrendo la Val Tiberina, la Val di Chiana, il Valdarno e le altre valli minori della regione. In queste fertili pianure si coltivava il pregiatissimo tabacco nero, destinato alla produzione dei Toscani, che veniva “curato” proprio in questi capannoni.

Il metodo di lavorazione è cambiato?
Assolutamente no, il metodo di cura del tabacco, a fuoco diretto, rimane quello di sempre: le foglie appese in filze vengono lentamente essiccate al calore e al fumo di fuochi accesi in terra, acquisendo quel caratteristico aroma fumé, tipico del Kentucky di produzione locale, che contraddistingue il “vero” toscano.
Le foglie così essiccate vengono selezionate e raccolte in fasci; quindi, pressate e confezionate in grandi cartoni, pronti per la commercializzazione.
Qui finisce la fase agricola, e il tabacco così confezionato può riposare in magazzini asciutti anche per anni, senza subire alterazioni.

A questo punto si passa alla lavorazione?
Esatto, giunti alla Manifattura i cartoni vengono immersi in acqua per restituire alle foglie secche, fragilissime, l’umidità necessaria per poterle lavorare. Le foglie migliori, grandi, elastiche e spesse, sono private della costola centrale e le due mezze pagine, ben stese e perfettamente integre, costituiranno la fascia dei sigari: le altre vengono tagliate in strisce per il ripieno.

Il tuo racconto si fa sempre più interessante.
A questo punto entrano in gioco le sigaraie, operaie specializzate, dai loro gesti misurati, essenziali e sicuri prendono forma sigari quasi identici fra loro, con una variabilità di forma e dimensione tanto minima da fare invidia alla macchina più sofisticata.

La fase successiva?
I sigari così ottenuti, bagnati e lucenti, vengono stesi su grandi telai e avviati alle celle di maturazione dove, in precise condizioni di umidità e temperatura, avviene il misterioso processo di fermentazione da cui deriveranno la ricchezza e la complessità aromatica dei sigari.

A questo punto abbiamo i toscani pronti?
Assolutamente no, dopo un periodo di riposo e asciugatura, i sigari saranno cellofanati uno a uno e inviati al magazzino si stagionatura. Qui, sotto il vigile e costante controllo di personale esperto, che cura il mantenimento delle condizioni climatiche ideali, i sigari resteranno per molti mesi (da sei a ventiquattro, secondo la qualità) affinandosi e acquisendo il loro definitivo equilibrio.

E qui finisce l’avventura del toscano.
Al contrario, è proprio a questo punto che il toscano prende vita e diventa l’inseparabile compagno dei tanti indimenticabili momenti della vita di noi fumatori, sia come amico che come complice

Ma la forma del Toscano è sempre la stessa?
Prima di tutto devi sapere che tutti i sigari Toscano creati da una sigaraia, sono quasi identici tra loro, ma non uguali. Se poi prendiamo i dati ufficiali che attestano come nel 1910 nella Manifattura Tabacchi si potevano contare16.000 sigaraie, puoi dedurre quanti milioni di sigari sono stati creati, simili ma uno diverso dall’altro.

Però ne ho visti di lunghi, di corti.
Ci sono tantissime varietà di Sigari Toscano, da quelli fatti a mano (Moro, Toscano Originale, ecc.), a quelli in edizioni limitate fatte a mano (Toscano Millesimato, Toscano Originale 150, ecc.), i cosiddetti Contemporanei (Toscano Antica Riserva, ecc.), al Toscano d’autore (Toscano Soldati, Toscano Garibaldi, ecc.) ai Tradizionali (Antico Toscano, Toscano Classico, ecc.), agli Ammezzati (Toscanello Speciale. Toscanello Scelto, ecc.), agli Ammezzati aromatizzati (Toscanello Aroma Caffè, Aroma Grappa, Aroma anice, ecc.).
Il Toscanello ammezzato è un tipo di sigaro Toscano realizzato a macchina. Nel 1948, a seguito degli eventi succedutesi nella Seconda guerra mondiale e la incombente povertà a tutti i livelli, nei depositi delle Manifatture si era creato un esubero di sigari Toscano. Oltretutto l’imperante moda, importata dalle truppe americane, di fumare sigarette creava ulteriori problematiche. Si pensò allora di ammezzarli per favorire la vendita.

Durante il tuo disquisire ho percepisco in te un’innata simpatia verso le sigaraie.
Anche se ormai la maggioranza dei sigari Toscano viene eseguita a macchina non nego la mia ammirazione verso le sigaraie, non solo depositarie dei segreti della lavorazione del sigaro Toscano ma anche precorritrici dell’emancipazione femminile nel mondo dei lavoro.
Dopo numerosi scioperi e proteste riuscirono ad ottenere condizioni di lavoro più umane.
Tra le loro conquiste deve essere annoverata la creazione di asili nido nei luoghi di lavoro.
La professione della sigaraia richiede un periodo di apprendimento di 18 mesi ed è un lavoro, rimasto pressoché identico da più di 200 anni, chiamato a eseguire molteplici operazioni con capacità, sensibilità manuale, pazienza e concentrazione.

Con quale distillato si abbina di preferenza?
Il sigaro Toscano è molto “democratico” e si abbina con tutti i distillati purché invecchiati. Ottimo è l’abbinamento con l’whisky, il cognac, l’armagnac, il rum, ma io propendo per una bella grappa invecchiata, capace di creare col Toscano una sublime estasi di aromi, profumi e sapori.

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