

Articolo realizzato da Carlo Mantovani – L’Inviato nel Buon Gusto
Giornalista dendrogastronomico ideatore del Movimento Paesaggezza
Nel corso del mio lungo e sorprendente percorso di esplorazione del territorio veronese alla ricerca di grandi alberi e grandissimi piatti e prodotti – per costruire gli “itinerari dendrogastronomici”, una formula turistica in cui anche i piccoli centri, ignorati dalle omologate rotte del turismo di massa, sono grandi protagonisti – ho incontrato molte persone in gamba, eroi silenziosi che, animati da quello che io chiamo lo spirito di Paesaggezza, con il loro operato quotidiano migliorano il paesaggio, inteso come insieme di natura e cultura: da chi salva dall’oblio antichi piatti o prodotti, a chi protegge o valorizza aree di naturalistiche di pregio o patriarchi arborei. Cittadini virtuosi che ho voluto premiare con un diploma di Cavaliere della Paesaggezza: una semplice stampa a colori in formato A3, ma che contiene un riconoscimento di grande valore civico e morale. A meritarlo, tra gli altri, l’azienda agricola Messetti di Pescantina, che nel suo podere custodisce diverse piante secolari di Cachi, straordinari patriarchi da frutto ancora produttivi: prova che la pesca non è l’unica coltura tradizionale del territorio e quindi anche questo antico e meraviglioso frutto andrebbe pubblicamente celebrato e valorizzato, mentre i fatti dicono invece che il cachi è l’unico frutto della provincia di Verona a non godere di una festa dedicata. A dimostrazione che Pescantina è una vera e propria “terra dei cachi” veronese, segnalo che piante di cachi monumentali si trovano anche presso altre aziende agricole del territorio, come l’Azienda agricola Zampini e Corte Angiolisa.
Se abbiamo deciso di consegnare questo significativo riconoscimento alla storica azienda di Pescantina, in cui l’esperto Armando è affiancato dall’appassionatissimo figlio Andres, è proprio perché la famiglia Messetti – nonostante un mercato in ingiusta ma preoccupante flessione – dimostra di voler puntare ancora sui cachi, frutti dal sapore squisito e dalle preziose caratteristiche nutriceutiche, rafforzate dal fatto che, come le castagne, non richiedono l’uso di sostanze chimiche. L’impegno degli agricoltori virtuosi, però, non basta a salvare l’economia del cachi: per compensare la perdita di parte dei clienti storici – spaventati da false informazioni e immotivati pregiudizi – occorre infatti crearne di nuovi. E per farlo, bisogna agire su tre fronti: 1) proporre, in collaborazione con le scuole dell’obbligo, progetti di ri-educazione alimentare in cui anche i cachi siano protagonisti, in modo che i più giovani possano assaggiarli; 2) chiedere agli Istituti alberghieri che preparino piatti, anche salati, a base di cachi e li rendano protagonisti di eventi pubblici concordati con l’Amministrazione comunale; 3) organizzare una vera e propria Festa dei cachi nel territorio dove i frutteti sono più diffusi, cioè Pescantina, programmando convegni, assaggi e un mercato frutticolo in cui il pubblico possa incontrare i produttori e capire il reale valore d quello che in oriente è chiamato il frutto delle sette virtù.







