

Articolo realizzato da Carlo Mantovani – L’Inviato nel Buon Gusto
Giornalista dendrogastronomico ideatore del Movimento Paesaggezza
Tutto è iniziato quattro anni fa, nel Febbraio 2021. Grazie alla segnalazione di un amico, mi trovai in cima ad una collina, dalle parti di Guiglia, nell’Appennino Modenese: e di fronte a me, come da programma, troneggiava un fiabesco esemplare di pero che, viste le dimensioni, poteva facilmente avvicinarsi ai due secoli di vita. Quando chiesi all’anziana proprietaria se conoscesse la varietà, mi rispose senza esitare, quasi fosse scontato: “Beh, l’è un per Russlin!”. Un’antica pera autunnale di cui io – fino a quel momento – non avevo mai sentito parlare: una lacuna che di sicuro avrei colmato sfogliando il prezioso volume dall’Università di Bologna “Antiche Pere dell’Emilia Romagna”, ricevuto in omaggio qualche giorno prima. E invece, incredibilmente, dopo aver scorso ben due volte il corposo elenco varietale pubblicato nell’opera, brancolavo ancora nel buio: del Per Russlin non c’era traccia. Soltanto otto mesi dopo, mentre vagavo senza meta tra i banchetti del mercato della Sagra della Castagna di Zocca, l’occhio mi è caduto su un cesto colmo di bellissime pere gialle e rosse, sormontate da un cartello scritto a mano che diceva “Per Russlin”: ne ho comprato un paio di chili, le ho cotte e, assaggiandole, ho immediatamente capito che questo frutto antico – dal sapore straripante, in perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità – meritava di essere salvato e, soprattutto valorizzato. Da quel momento, senza che nessuno me lo chiedesse, mi sono messo alla ricerca di altri esemplari, per imbastire una sorta di censimento: e ho scoperto che nel territorio tra Guiglia e Zocca le piante ultrasecolari sono più di trenta. Un numero enorme, per un’area geografica così limitata: ma giustificato dalla squisita bontà dei frutti, al punto che ogni famiglia ne aveva almeno due piante e il Per Russlin era considerato uno dei pilastri della sussistenza familiare. La prima cosa che mi è venuta in mente, nel tentativo di rilanciare questo frutto prelibato, è stata una festa che lo celebrasse: e grazie all’interesse dell’Amministrazione, alla collaborazione dell’unico produttore attualmente esistente e di un gruppo bravi di cuochi locali, a partire dall’Ottobre 2022 la Festa di Per Russlin è diventata un appuntamento fisso del territorio di Zocca, in aggiunta alla tradizionale Sagra della Castagna e del Marrone tipico. La fase successiva, quella sostenuta da un progetto vero e proprio, è iniziata alla fine del 2023, quando il Pomologo dell’Università – incaricato dell’esame del DNA del Per Russlin, che io avevo fortemente voluto – ha confermato la mia tesi: che si tratta di una varietà antica mai catalogata prima e questo dinosauro della frutticoltura rappresenta una preziosa cassaforte di biodiversità agraria. Il progetto – che prevede attività di diffusione della coltivazione e di valorizzazione e promozione del frutto e punta a coinvolgere agricoltori, produttori di gusto e scuole del territorio – vuole fa emergere e conoscere il grande potenziale enogastronomico di questa pera e non può non cominciare dai fondamentali: in attesa degli innesti, occorre valorizzare l’esistente, cioè raccogliere i frutti che ancora pendono copiosi dai rami dei tanti patriarchi, trasformandoli in grandissimi piatti e prodotti. La tradizione vuole che le pere, raccolte da terra, vengano cotte al forno o in pentola, ma c’è anche chi ancora le utilizza, insieme a mele di varietà Rosa romana, per produrre il leggendario Savor dell’Appennino modenese, una deliziosa composta che serve a farcire la Colomba montanara, irresistibile torta rustica multistrato cucinata in occasione delle feste natalizie. Noi, però, vorremmo che le pere diventassero protagoniste anche di piatti contemporanei, specialmente salati, ideati dai ristoratori del territorio e – perché no – di birre e liquori: sperando che un giorno, sul cartello di località all’ingresso di Zocca, compaia la scritta “Terra del Castagno e del Per Russlin”.









