Articolo realizzato dal Prof. Penasa Manuel
Istituto agrario di San Michele all’Adige Fondazione Edmund Mach
Presidente Rete scuole enologiche italiane

Il “connubio” tra formazione e lavoro è un concetto fondamentale per lo sviluppo professionale e per l’efficienza del mercato del lavoro. La formazione, sia iniziale che continua, fornisce le competenze necessarie per accedere al mondo del lavoro e per progredire nella carriera. Allo stesso tempo, il lavoro offre l’opportunità di applicare e affinare le proprie competenze, acquisendo esperienza pratica e rimanendo aggiornati sulle nuove tecnologie e metodologie.
Si ritiene importante a tal proposito partire da un’analisi del comparto viticolo enologico che riporta dati, forniti da Assoenologi, che mettono in evidenza i diversi fabbisogni del settore.
Il settore vitivinicolo in Italia ha un impatto occupazionale significativo, con circa 210.000 addetti diretti – di cui ben 50.000 sono giovani – e oltre 1,8 milioni di persone coinvolte a vario titolo, considerando l’intero indotto distribuito in almeno 18 settori diversi.
Si contano oltre 570.000 imprese attive nella filiera, per un totale di circa 870.000 occupati tra personale diretto e indiretto.
Nonostante questi numeri, le aziende del settore lamentano crescenti difficoltà nel reperire personale tecnico qualificato.
Infatti, il 74% delle cantine segnala carenze in questo ambito, evidenziando una forte domanda per figure come tecnici, sommelier, guide per le visite in cantina, personale multilingue e chef per la ristorazione aziendale.
La formazione secondaria di secondo grado, rispetto a queste esigenze, è sostenuta dagli istituti professionali e dagli istituti tecnici agrari d’Italia. La struttura ordinamentale di quest’ultimi è organizzata su un biennio comune e tre articolazioni con obbiettivi diversi denominate GAT (gestione ambiente e territorio), PT (produzioni e trasformazioni) e VE (Viticolture ed enologia) specifico per il settore vitivinicolo. Al termine del percorso si ottiene il diploma di maturità in Agraria, Agroalimentare e Agroindustria nell’articolazione scelta.
Il diplomato in agraria, con indirizzo viticolo-enologico, ha diverse possibilità:
• Entrare nel modo del lavoro.
• Conseguire la qualifica di Enotecnico attraverso la frequenza di un ulteriore anno (DPR 88 art.8 comma 1) che conferirà competenze specifiche nella coltivazione della vite, nella vinificazione e successiva valutazione dei vini ottenuti anche ai fini della commercializzazione.
• Iscriversi a percorsi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), che offrono una formazione post-diploma focalizzata su segmenti specifici della filiera, come il marketing del vino, la comunicazione o l’enoturismo.
• Diventare enologo grazie ad un percorso che prevede il conseguimento di una laurea triennale in Viticoltura ed Enologia ed eventualmente, per una specializzazione più approfondita, una laurea magistrale nella stessa area.
Le criticità generali della formazione del comparto si possono riassumere nella scarsa integrazione tra diversi livelli formativi e nella necessità di innovazione ed implementazione delle competenze delle figure professionali che necessariamente devono rispondere alle mutate esigenze del mondo del lavoro. Per la scuola in generale non è sempre facile innovarsi e rinnovarsi di pari passo con le esigenze del mondo professionale.
A queste si aggiungono le criticità legate alla figura di enotecnico ed al riconoscimento del titolo.
Rispetto a queste criticità giocano un ruolo fondamentale le reti di scuole nazionali che rappresentano uno strumento fondamentale per promuovere il miglioramento continuo del sistema scolastico, valorizzando l’autonomia delle singole scuole e favorendo la collaborazione e lo scambio di esperienze tra le diverse istituzioni. In Italia esistono due reti che assumono un ruolo fondamentale per gli istituti agrari ovvero RENISA (rete nazionale istituti agrari) che rappresenta la quasi totalità delle scuole agrarie italiane e costituisce il principale interlocutore con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Rete delle scuole enologiche che unisce una ventina di scuole accomunate dall’organizzazione dell’anno di specializzazione che rilascia il titolo di enotecnico. Il lavoro sinergico di rete, enti locali ed Assoenologi ha permesso recentemente il riconoscimento dell’anno di specializzazione post-diploma per la formazione dell’Enotecnico, che è stato collocato al V livello del Quadro Nazionale delle Qualificazioni grazie a quanto previsto dal decreto-legge 7 aprile 2025, n. 45. Si è infatti concluso positivamente in Parlamento l’iter di approvazione della legge di conversione di tale decreto (L. 5 giugno 2025, n. 79), che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 6 giugno scorso.
In questo quadro, risulta altresì strategico promuovere una maggiore integrazione tra i diversi livelli formativi superando l’attuale frammentazione del sistema ed in particolare tra il sistema degli istituti agrari con specializzazione enotecnico, i percorsi ITS e l’università. In quest’ottica, appare opportuno promuovere tavoli di coordinamento che possano creare vere e proprie filiere formative, che consentano a chi ha completato il percorso di Enotecnico, di accedere agevolmente ai corsi di laurea universitari, anche attraverso il riconoscimento formale di crediti acquisiti. E’ giusto precisare che già alcune scuole hanno sottoscritto accordi diretti tra scuola superiore e locale corso universitario in viticoltura ed enologia con il riconoscimento di crediti e, in qualche caso, garantendo priorità all’accesso. Si sta lavorando ad un accordo tra le reti delle scuole enologiche ed il coordinamento universitario in viticoltura ed enologia (CUVE) per dare linee guida comuni agli enti interessati.
L’obbiettivo comune è quello di creare una filiera formativa coordinata che riesca a cogliere le esigenze del mondo del lavoro traducendole in competenze permettendo quindi alle nuove generazioni di affrontare le sfide del futuro guidando il settore vero l’innovazione ed il successo.

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