Anguilla in carpione
L’anguilla o anguilla europea è un pesce osseo marino e d’acqua dolce appartenente alla famiglia Anguillidae. Lo stadio giovanile, trasparente perché ancora privo di pigmentazione, prende il nome di cieca o cèca, mentre l’adulto femmina di grandi dimensioni si chiama capitone.
Ha la forma serpentiforme, un corpo lungo a sezione rotonda, testa piccola, bocca con robuste mascelle, denti acuminati. Il dorso è nero o verdastro, il ventre bianco o giallastro.
L’ Italia è il primo Paese produttore di anguille allevate in Europa e la maggior parte di allevamenti si trova nel Delta del Po, nelle Valli di Comacchio.
Le anguille si riproducono con un ciclo complesso ed affascinante. Infatti, raggiunta la maturità sessuale, percorrono migliaia di chilometri per raggiungere il Mar dei Sargassi, nell’ Oceano Atlantico, dove depongono le uova e muoiono.
Le larve nate dalla schiusa delle uova ripercorrono le stesse rotte e giungono in Europa, dopo tre anni, allo stadio delle cèche. Poi risalgono i corsi dei fiumi, subendo mutazioni, come la pigmentazione della pelle e l’aumento di peso.
Nel Mar Adriatico la risalita ha luogo nei mesi di febbraio e marzo e porta l’anguilla a colonizzare tutti i principali fiumi e numerosissime acque secondarie. La maturità sessuale arriva a nove anni per i maschi e a dodici anni per le femmine.
La carne è grassa e contiene vitamina E, retinolo (vitamina A), proteine e calcio.
Nei tempi passati, dal Medioevo e fino alla metà del secolo scorso, nei fiumi, nei laghi, nei ruscelli e nei torrenti di montagna, come negli stagni, nelle “bealere”, nei canali, nelle rogge e persino nei fossati di città, si potevano pescare trote, lucci, lavarelli o coregoni, lasche, vaironi, anguille, tinche, lamprede, temoli, carpe, pesce persico e altri pesci. Si stanno riscoprendo alcune specie di pesci, ma altri stanno scomparendo, come le lamprede di Cercenasco o i gamberi di fiume.
In diverse zone del nostro Piemonte l’anguilla che, una volta popolava le acque circostanti i paesi, si presta a preparazioni culinarie molto appetitose. Ad esempio, nel Verbano un piatto tipico è l’anguilla alla verbanese, un manicaretto con funghi e pomodori. Nell’ alessandrino, dove scorrono Tanaro e Bormida, troviamo l’anguilla al verde e chissà quanti altri piatti di questo pesce hanno trovato posto sulle tavole dei nostri avi.
Il carpione si deve al pesce Carpione, un salmonide ormai quasi scomparso e presente solo nel lago di Garda che veniva così conservato, ma poi questa preparazione si è estesa in Lombardia, ad altri pesci di lago, come la tinca, la carpa, l’agone, in Piemonte con verdure e carne, per poi diventare “saor” in Veneto con le sarde, “scabeccio” per i Genovesi e “scapece” nel Sud Italia.
Nella nostra regione è diventato una tipicità; piatto estivo delle campagne collinari di Monferrato e Langhe, con il carpione, quando non esistevano i frigoriferi, si conservavano i cibi con le marinature in cui compare l’aceto. In Piemonte si mettevano in carpione verdure, carne e uova. Nella vicina Lombardia finivano in carpione i pesci pescati nei laghi e nei fiumi.
Così poi, come spesso capita, avvengono le contaminazioni e nel carpione piemontese entrarono anche i pesci: l’anguilla, la tinca e la carpa. Da non dimenticare che nelle risaie, prima dell’avvento dei diserbanti chimici, venivano messi avannotti di tinche e di carpe e, prima di far deThuire l’acqua avanti la mietitura del riso si pescavano i pesci ormai grossi e si mettevano in carpione. Il carpione va gustato non prima di dodici ore dalla preparazione per permettere ai vari ingredienti di insaporirsi.
Il carpione era una ricetta della cucina povera, ma arrivò presto sulle tavole dei nobili e dei borghesi, portato dalle donne che andavano a servizio in città e lo proponevano ai loro datori di lavoro.
Noi vi proponiamo l’anguilla in carpione, ovvero un modo semplice per gustare questo pesce che, per la sua conformazione non è gradito da molti.
Tuttavia, dobbiamo ricordare che a Natale il capitone è una antica e golosa usanza con un simbolismo beneaugurale e apotropaico: con la sua somiglianza con il serpente, simbolo del male, mangiare il capitone significa scacciare il maligno dalla propria famiglia in vista dell’anno nuovo.