Dopo ben 63 anni che l’Uomo ha conquistato lo spazio, il Club Enogastronomico Viterbese ha voluto dedicare la conviviale di febbraio alla gastronomia spaziale in quanto, per la prima volta, la pasta italiana è entrata in orbita nella sua forma solida che tutti conosciamo e apprezziamo.
Durante la missione Axiom-3, partita lo scorso 18 gennaio e il cui pilota era il nostro col. Walter Villadei, sono stati fatti esperimenti legati allo studio della salute umana, e analizzate particolarità legate al gusto, alla percezione e al profumo sensoriale esperienza di cui non abbiamo esperienza “sulla terra”.
La nostra socia Barbara De Dominicis ha incantato la platea con una relazione precisa e attenta, accompagnandosi con slides e affrontando le tematiche della nutrizione nello spazio e gli studi sui cibi necessari agli astronauti, secondo lo schema della Carta di Harvard basato sulla Piramide Alimentare Mediterranea, schema seguito dallo chef italiano Stefano Polato nella preparazione dei pasti spaziali di Samantha Cristoforetti.
Interessante poi l’excursus storico dell’alimentazione degli astronauti a partire dai famosi tre “tubetti” di Gagarin che si alimentò con due di purea di carne e uno di cioccolato per studiare, anche se il volo fu solamente di 1 ora e 48 minuti, la deglutizione in assenza di gravità.
Tante anche le curiosità come il bonus food che ogni astronauta può mangiare ogni settimana, le posate con il magnete per evitare che “volino”, il valore dello spirito di squadra rafforzato dal “mangiare insieme” almeno una volta al giorno…
Una conviviale di particolare interesse in attesa, forse, di sperimentare anche noi il cibo orbitale al quale le aziende italiane Rana e Barilla hanno contribuito in maniera determinante.






