Articolo realizzato dalla Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino

Gli arbëreshë sono una minoranza etnico-linguistica originaria dell’Albania e della Grecia; l’origine della loro presenza in Italia risale all’arrivo dei profughi albanesi sfuggiti alle persecuzioni turche a partire dalla fine del XIV secolo (alla caduta dell’Impero Bizantino) e, in maniera più massiccia, nel corso del XV secolo, quando Alfonso d’Aragona donò dei territori per ricompensare il condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg dell’aiuto offertogli in occasione della congiura dei baroni del 1448.
Quella presente in Calabria, è la popolazione arbëreshë più numerosa tra quelle stanziate in Italia; tre comunità – Acquaformosa (Firmoza), Lungro (Ungra), Firmo (Ferma) si stanziarono nella Contea di Altomonte, governata dai Sanseverino, legatasi alla famiglia Scanderberg con il matrimonio tra Pietro Antonio Sanseverino, IV Principe di Bisignano e Erina Castriota Scanderbeg. 
Molte comunità mantengono ancora: la lingua, gli usi e la religione dei loro antenati:
La lingua arbëreshë, una varietà dell’antico tosco, un dialetto del sud dell’Albania detto arbërisht.
Il rito cattolico greco-bizantino, che conserva strutture, disciplina, tradizioni e liturgia del rito bizantino, come praticato dalla chiesa ortodossa, ma riconosce come capo della Chiesa il Papa.
Di singolare bellezza è il costume di gala, indossato dalle donne in particolari ricorrenze, come il matrimonio o le festività della Pasqua, dei battesimi e del Santo patrono.
I costumi sono veri e propri capolavori artistici che ripropongono l’antica simbologia orientale, alcuni attraverso il ricamo.
La cucina arbëreshë, povera ed essenziale fonde influenze albanesi con ingredienti mediterranei locali. Caratterizzata dall’uso di erbe selvatiche, pasta fresca fatta in casa (Shëtridhlat, Tumacë, Dromësat) condita con fagioli, peperoncino o sugo, e dolci pasquali elaborati come i kanarikuj (gnocchetti al miele) e la pitta chijna.

Acquaformosa

Posta a 756 metri s.l.m., alle falde del monte Petrosa, ha 924 abitanti su una superficie di 22 km²; si raggiunge da Altomonte passando per contrada Fellaro dopo 7 km e da Lungro percorrendo la SP 263 per 4 km.
Le origini storiche risalgono al 1140, allorché il Conte Ogerio (o Ruggero) e sua moglie Basilia, Signori di Brahalla (l’odierna Altomonte) dal 1140 al 1197, donarono ai monaci cistercensi dell’abbazia di Santa Maria della Sambucina di Luzzi la chiesa di Santa Maria di San Leucio e delle vaste tenute dove avrebbero potuto edificare un monastero ed un casale.

Chiesa San Giovanni Battista
Il primo impianto fu eretto agli inizi del XVI secolo, ma la struttura originaria, ormai decadente, fu completamente rasa al suolo e ricostruita tra il 1936 e il 1938, su progetto di Aldo Mainieri.
All’interno sono conservati: importanti dipinti attribuiti a Marco Pino da Siena, risalenti alla fine ‘500; un coro ligneo del ‘600, composto da tredici stalli di noce finemente scolpiti; una porta lignea dello stesso periodo intagliata con figure di aquile bifronti. Verso la fine del secolo scorso, per volere dell’allora papàs Vincenzo Matrangolo, l’artista Biagio Capparelli, che aveva collaborato alla realizzazione musiva della Theotôkos in trono nella cattedrale di Lungro, fu incaricato di impreziosire per intero l’interno della chiesa con mosaici della tradizione bizantina tra i più estesi della Calabria.

Lungro

Posto a 650 metri s.l.m., alle falde del monte Petrosa, ha 2.041 abitanti su una superficie di 35 km²; si raggiunge da Altomonte percorrendo la SP 121 per 11 Km.
Il nome Lungrum appare per la prima intorno al XII secolo. Nel 1193, Ogerio (o Ruggero) e Basilia, feudatari Brahalla (antico nome di Altomonte), con il beneplacito di Soffrido, vescovo di Cassano, concessero il territorio antistante la chiesetta di Santa Maria de Fontibus nei pressi del casale di Lungrum (anche Hungarium) ai monaci basiliani.

Sede dell’Eparchia (per gli albanesi di Calabria e dell’Italia continentale), a cui fanno capo 29 parrocchie di cui 25 in Calabria, 2 in Basilicata, 2 in Abruzzo e 1 in Puglia. Istituita da Papa Benedetto XV il 13 febbraio 1919 il primo vescovo fu Mons. Giovanni Mele (l’altra sede vescovile del rito l’Eparchia di Piana degli Albanesi per gli albanesi di Sicilia che venne istituita da Pio XI nel 1937).
Reggente della cattedra dal 2012 è l’Eparca Mons. Donato Oliverio.

La Cattedrale di San Nicola di Mira
È il principale edificio di culto di Lungro a pianta basilicale a tre navate, con ampia abside e cupola centrale; fu edificata a partire dal 1721 in stile romanico-barocco, in sostituzione della preesistente chiesa, sempre dedicata a San Nicola di Mira, distrutta dal terremoto del 1547, a sua volta costruita su una primitiva chiesetta medievale.

La miniera di salgemma
Per molti secoli la principale miniera di sale della Provincia di Cosenza era nota fin dall’antichità. Sfruttata già in epoca magnogreca dalla potente città di Sybaris, in epoca romana, furono visitate, durante il viaggio nella Terra di Balbia, da Plinio il Vecchio. Dopo la forte espansione estrattiva a partire dal 1812 (venivano estratti settantamila quintali di sale), nel 1976 la salina fu definitivamente chiusa.

Il Museo della Miniera
Inaugurato il 2 giugno 2010, è ospitato presso l’antico palazzo Martino risalente al 1842.
Noto come “Museo del Sale”, è un’esposizione dedicata alle antiche miniere di salgemma, custodisce vari cimeli, documenti, divise e foto.

Altomonte – Capitale angioina della Calabria

A 455 m. s.l.m. su una collina da cui lo sguardo spazia tra il mare Ionio, i monti del Pollino e della catena costiera, ospita 3.957 Abitanti su una superficie di 65,72 km². Si raggiunge dallo omonimo svincolo della A2 percorrendo la SP 131 e successivamente la 120 per 10 km.
Primo comune in Italia ad ottenere la Bandiera arancione del Touring, è oggi tra i Borghi più Belli d’Italia e, tra gli altri riconoscimenti: Bandiera Verde dal 2008, Città slow e Città del Pane dal 2009.
Noto come “Balbia” in epoca romana, diventa “Brahalla” in epoca Normanna; in epoca Angioina diventa prima “Altoflumen” e l’attuale “Altomonte” nel 1345. Proprio sotto il Regno degli Angioini (feudo prima dei Sangineto e poi dei Sanseverino, Principi di Bisignano, tra le più influenti e ricche famiglie nobili calabresi), il borgo conosce il suo periodo storico migliore, divenendo un centro d’arte, di cultura e di fede di straordinaria importanza. Personaggio di spicco nella storia di Altomonte è certamente Filippo di Sangineto, primo Conte di Altomonte, Governatore di Provenza e di Folcalquier, Giustiziere di Terra di Lavoro e del Contado del Molise, la cui presenza ad Altomonte è documentata tra il 1317 e il 1349.
Nobile cavaliere e valente uomo d’arme, nonché politico di buon livello al servizio di Re Roberto D’Angio, Filippo fu l’artefice della radicale trasformazione di Altomonte da piccolo borgo agricolo a sede privilegiata di Statuti e Capitoli speciali.

Chiesa di Santa Maria della Consolazione
Fatta costruire da Filippo, a partire dal 1343 (ampliando la Normanna chiesa di S. M. dei Franchi), è il più bell’esempio di arte gotica-angioina della Calabria. Ceduta ai Domenicani nel 1443 dalla Contessa Cobella Ruffo, sul finire del 1600 venne trasformata in stile barocco; i lavori di restauro effettuati tra 1951 e il 1980, le hanno ridato l’originale aspetto gotico-angioino.
Di particolare rilevanza sono il grande rosone della facciata (6 metri di diametro), composto da 16 colonnine cilindriche con capitelli, che posano la base sull’occhio centrale decorato da archetti interni e il portale, nelle cui nicchiette laterali alloggiavano le statue oggi esposte al Museo civico. All’interno, il fonte battesimale, la grande porta lignea del Cinquecento, la lastra tombale di un cavaliere, un frammento degli affreschi che sicuramente decoravano la chiesa, e nell’abside quadrata: il coro ligneo e il prezioso sarcofago che ospita la famiglia Sangineto, il conte Filippo (morto nel 1349), il figlio Ruggero e il nipote Filippo II o Filippello; sotto le lastre di cristallo i resti della chiesa normanna. Nella cappella di S. Michele Arcangelo oltre al grande altare ligneo, arredo superstite dei decori brocchi, la lastra tombale di Covella e due reliquie una appartenuta a S. Pio di Pietrelcina (una pezzuola con il sangue del Santo e una reliquia di San Giuseppe Moscati. Nella cappella di destra la statua vestita della Madonna del Rosario risalente al XVIII secolo.

Convento Domenicano
Istituito nel 1444, è stato il secondo convento domenicano edificato in Calabria; sede del noviziato, ha ospitato il filosofo Tommaso Campanella che qui ha composto la sua prima opera letteraria, “Philosophia sensibus demonstrata” e il novelliere Matteo Bandello. Attualmente ospita il Museo Civico, la ricca biblioteca storica (notevoli i 16 corali miniati), una sala congressi la Collezione Capparelli di Strumenti musicali la raccolta Artuso di oggetti della civiltà contadina. Nel chiostro la Campana in bronzo risalente al XIV secolo.

Museo Civico
Allestito nel 1980, ospita importanti opere sacre appartenute alle famiglie nobiliari ed ai conventi istituiti nella cittadina (domenicani, paolotti e cappuccini). Tra le opere si segnalano le tavolette gotiche di Simone Martini e Bernardo Daddi, le lastre alabastrine, l’altarolo ligneo portatile e l’enigmatica “Madonna delle Pere”. Tra le reliquie esposte, una preziosa Spina Santa.

Torre Normanna
Dieci, i secoli di vita di questo edificio, che può considerarsi la madre di Altomonte; costruita quando ancora si chiamava Brahalla ed era dominio del Barone Guglielmo II Pallotta detto “Guglielmo da Messina”, “miles familiaris et fidelis noster” di Roberto d’Angiò, nella seconda metà del 1200.
Quasi sicuramente parte di un complesso difensivo più ampio, con i suoi 25 metri d’altezza, contende il primato della massima altezza alla torre campanaria della chiesa di Santa Maria della Consolazione. Acquistata dal Comune nel 1985, dopo i primi lavori di restauro venne riaperta al pubblico nel 1990 e fin da subito ha ospitato importanti mostre d’arte.

Chiesa di San Giacomo Apostolo
Anche se è meno conosciuta e studiata, la Chiesa di S. Giacomo è la più antica di Altomonte, dato che la sua esistenza sembra certa già nell’XII secolo.
La Chiesa matrice venne rimaneggiata nei secoli successivi, ed attualmente mantiene forme tardo barocche. L’edificio vanta un bel portale in pietra scolpita ed intagliata del ‘700, mentre sull’esterno la parte bassa del campanile ospita una delle probabili porte medievali del borgo, con lapide ed iscrizione. Di pregio anche i documenti dell’Archivio parrocchiale, oggi custoditi in altra chiesa ed in fase di riordino.

Chiesa di San Francesco di Paola
Fondata nel 1636, in occasione della proclamazione a patrono di Altomonte di San Francesco di Paola, la chiesa (ultimata nel 1770) ha forme barocche, con navata unica ed abside di forma quadrata. Pregevoli gli stucchi e gli affreschi delle pareti e della volta a botte, realizzati da artista calabrese intorno al 1770 e raffiguranti miracoli di San Francesco e scene dedicatorie. Notevoli il coro ed il pulpito, in legno intagliato e scolpito, del 1775. Belle le tre tele di scuola napoletana del ‘700 dell’abside (Natività, Visita dei re Magi, Annunciazione).

Convento dei Frati Minimi
Costruito nello contestualmente alla chiesa, dopo la soppressione, nel Decennio francese fu adibito a residenza dal Generale napoleonico Desvernois; restituito ai frati dai Borboni, finì poi allo Stato italiano. Notevole il Chiostro, con pilastri quadrati ed archi romani, luminoso e leggero. Interamente restaurato, dal 1979 è la sede del Municipio di Altomonte e conserva, nei corridoi e nelle stanze, numerose opere d’arte tra cui la collezione dei “100 pittori contro la Mafia” e mobilia antica di pregio.

Teatro Belluscio
Sapientemente incastonato tra le case ai piedi del centro storico, senza alterarne l’antico fascino, si trova il Teatro, inaugurato nel 1988.
Da allora ogni estate la struttura è sede principale del Festival Euromediterraneo, rassegna di teatro, musica, danza, ed arti visive assurta ormai ad importanza nazionale e che, nel corso degli anni, ha portato in Calabria i nomi più prestigiosi del mondo dello spettacolo italiano e straniero, riscuotendo straordinario successo di pubblico e critica. Il Festival si svolge ogni anno su un tema diverso, tra l’ultima settimana di luglio e metà agosto. Il teatro richiama le strutture greco-romane analoghe, ha una platea capace di 850 posti a sedere e ha sotto il corpo palcoscenico i camerini ed i servizi per gli artisti.

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