
Il nostro evento prende vita due anni fa quando abbiamo incontrato due giovani architetti che ci hanno presentato il loro progetto editoriale, ora diventato libro, sul tema dell’architettura dei memoriali; un lavoro estremamente tecnico, ma anche fortemente empatico, tanto da far nascere in noi il desiderio di creare un convivio che abbracciasse l’arte, l’architettura, la memoria di antiche ricette, esaltando il più possibile quei prodotti di nicchia di cui l’Italia è ricchissima.
La raccolta e la conservazione delle tradizioni che ci appartengono hanno fatto radicare le nostre abitudini, il nostro modo di essere e di vivere.
Massimo Montanari, noto storico italiano, figura cardine nell’ambito degli studi di storia dell’alimentazione, ha scritto “Mangiare non è solo un atto biologico, ma un modo di dire chi siamo, da dove veniamo e a quale storia apparteniamo” (“Il Cibo come cultura”).
Così come i monumenti, anche l’enogastronomia racchiude il valore della memoria; rappresenta il sapore del tempo. Ogni ricetta, ogni prodotto tipico, ogni tipologia di vino, porta con sé la traccia del passato; parla di tradizioni, di comunità e di territori che inevitabilmente si trasformano nel tempo. Li possiamo considerare “documenti viventi” da gustare, simboli del legame tra uomo e territorio, custodi delle tecniche antiche tramandate da generazioni.
Le Confraternite enogastronomiche e la F.I.C.E., che le rappresenta, promuovono queste eredità, difendendo e diffondendo la diversità dei sapori e la cultura del gusto.
Questo evento ha rappresentato un momento di riflessione sul nostro impegno, portandoci ad aggiungere sotto il nostro logo il motto latino “Ab aqua, ad mensam”.
Venendo al nostro evento…
Il 17 alle 16.30, in una location dall’architettura di grande pregio, la Cappella del Duca Ranuccio I Farnese, inserita nel complesso abbaziale cistercense di Fontevivo, abbiamo iniziato con la presentazione del libro “L’architettura dei Memoriali” da parte degli stessi autori Massimiliano Azzolini, Vicepresidente di ICMEMOHRI (Comitato Internazionale dei Musei Memoriali e sui Diritti Umani), e il collega Manuele Camorali.
La presentazione è stata sapientemente coordinata da Alberto Salarelli, docente di Bibliografa e Biblioteconomia presso l’Università di Parma. È intervenuta la Dott.ssa Claudia Massi, Architetto e Responsabile dei Musei di Pescia, sottolineando l’importanza dei memoriali nella cultura moderna. La Dottoressa collabora con l’UNESCO e ha recentemente presentato un dossier sulle Ville Medicee.
Il 18 alle ore 12.00, presso il Ristorante “12 Monaci “ di Fontevivo, noto e prestigioso locale guidato dallo Chef Andrea Nizzi, è iniziato il Convivio “I Sapori della Memoria: un pranzo per non dimenticare”, la cui realizzazione ha visto impegnati tre chef, Tommaso Gherardi, membro della brigata di Enrico Crippa a Piazza Duomo di Alba (CN), Simone Girardi, titolare del ristorante “Da Peppino” a Piacenza e Giuliano Curati, Maestro Gelatiere di Salsomaggiore Terme; grazie all’accoglienza e alla disponibilità dello Chef Nizzi verso i colleghi ospiti, l’evento si è svolto in maniera fluida e professionale ad altissimi livelli, incontrando soddisfazione e gradimento da parte di tutti i commensali.
Il menù era complesso ma le materie prime di pregiatissima qualità hanno favorito la grande riuscita di tutti i piatti.
L’evento è iniziato con un ricchissimo buffet a isole, una vetrina di prodotti dell’Emilia Romagna, in primis i salumi dop di Piacenza del Salumificio La Rocca, pancetta arrotolata stagionata, salame nostrano, coppa e il meno conosciuto fiocco in corda, a seguire il prosciutto Parma di Langhirano 30 mesi tagliato sia a mano che con l’affettatrice, a seguire Gorgonzola Igor Gran Riserva Leonardi con cialde alle nocciole, hummus con pinzimonio di verdure e ultimo, ma non per importanza, il Parmigiano Reggiano di diverse stagionature: 30,36, 48 mesi. Mario Marini, Presidente dei Musei del Cibo di Parma, supportato da Michele Berini, ex Direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano di Parma, ha aperto a mano, con la tecnica di un tempo, una forma di 30 mesi davanti agli ospiti. In accompagnamento a questi salumi e formaggi, avevamo focacce, grissini, torta fritta, ma anche il Luadel degli amici di Pomponesco e le Pissottelle con le molche della omonima Confraternita Veneta. Prestigiosi erano anche i vini; la Cantina Illica Vini ha messo a disposizione il Centenario Blanc de Blancs, prestigiosa bollicina del Colli Piacentini, e la Cantina Bergamaschi di Samboseto Busseto la Fortana del Taro, la cui etichetta fu disegnata da Giovannino Guareschi.
Tommaso Gherardi ha deliziato i palati con un delicatissimo e raffinato risotto mantecato con Raschera su crema di castagna bianca di Mondovì, guarnito con polvere di zucca. In abbinamento Gavi della Cantina Bergaglio offerto dall’Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi.
A seguire il padrone di casa Andrea Nizzi ha realizzato un cuore di baccalà su polentina bianca, con spuma di zucca, cialda di polenta fritta e decorata con pelle di baccalà croccante. Il vino d’accompagnamento al piatto era un magnum di Malvasia Rea della Cantina Oinoe dei colli di Parma.
Simone Girardi ha cucinato un middle di maialino al forno con patate duchessa seguendo il disciplinare dell’antica ricetta di Parma. Insieme alla carne abbiamo visto protagonista anche il vino in abbinamento, il Giorgione della Cantina La Tollara, vino che ha riscosso un unanime gradimento.
Il Pranzo è stato un omaggio a prodotti di nicchia, non potevano quindi mancare i formaggi di fossa Brandinelli di Sogliano sul Rubicone, pluripremiati nei concorsi europei degli ultimi anni. Per l’occasione Aldo Girardi, artigiano del gusto, ha realizzato apposite composte.
In chiusura, il Maestro Gelatiere Giuliano Curati ha realizzato: Omelette Surprise, noto dolce degli anni 40/50 dei grandi ristoranti europei. Il gelato è stato realizzato con la nocciola tonda gentile di Langa, una crema zabaione al vin Santo di Vigoleno (PC) , una crema realizzata con marron Glacé di Mondovì (CN) e una variegatura con sorbetto al lampone Girasole di Girardi Aldo. Il dolce così realizzato è ricoperto con meringa all’italiana. Come accompagnamento del dolce avevamo Malvasia dolce IGT della cantina Bergamaschi di Busseto.
E’ stato un grande lavoro individuare i produttori delle materie prime di pregio e per questo devo ringraziare l’amico e Chef Sergio Ferrarini, che ci ha guidati nella scelta, in questo variegato e ricchissimo mondo enogastronomico italiano.
Un prezioso aiuto lo dobbiamo alle confraternite coinvolte nel menù come La Castagna bianca di Mondovì, Gli Amici del Luadel, La Confraternita delle Erbette e della Pissota, Confraternita del Gorgonzola, Ordine Obertengo Cavalieri del Raviolo e dl Gavi. Presenti al convivio erano anche i 12 Apostoli dell’Enogastronomia, la Confraternita dei Radici e Fasioi, La Chaine des Rotisseurs, Confraternita dei Maestri Coppieri di Aleramo, Magistero dei Bruscitti di Busto Arsizio, Confraternita del Ris in Cagnun col Persic e la Confraternita del Risotto.









