
Carnia 10/13 Ottobre 2024
L’organizzazione e lo svolgimento del 41° Raduno Nazionale della F.I.C.E. 2024 è ormai alle spalle e già si pregusta lo svolgimento di quello del prossimo anno la cui organizzazione è stata assegnata al Magistero dei Bruscitti di Busto Arsizio (VA). Tuttavia, il Raduno Nazionale in Carnia merita comunque un excursus retrospettivo a cose ormai fatte, partecipate e meritevoli di una valutazione libera dalle ansie della prestazione.
La visione della Academio dai cjarsons di Forni Avoltri che ha organizzato l’evento, pur operando in solitudine tra le montagne della Carnia ( é l’unico Circolo enogastronomico aderente alla F.I.C.E. nella Regione Friuli Venezia Giulia), é stata fin dalle origini quella di supportare il piatto dei cjarsons come rappresentativo di tutto il territorio.
La Carnia, pur nella sua dislocazione geografica, ha una lunga e complessa storia nel crocevia di popoli e culture del centro-est europeo. Va da sé che la tradizione culinaria si intreccia con quelle delle regioni limitrofe in particolare dell’Austria e della Slovenia con le quali il Friuli mantiene rapporti e frequentazioni di buon vicinato.
Di questo si voleva fare partecipi le Confraternite che hanno frequentato il 41° Raduno. Insomma, si é cercato di “arricchire il piatto” fornendo occasioni di conoscenza storica, culturale e delle problematiche socio-economiche di questo territorio della montagna friulana.
Allo stesso tempo si voleva fare partecipe dell’iniziativa della F.I.C.E. anche la popolazione locale così che la sfilata per le vie del capoluogo Tolmezzo delle Confraternite nei loro variopinti paludamenti ha raccolto molta curiosità ed interesse tra i passanti e tra coloro che si assiepavano intorno agli stand del “Filo dei sapori”, la kermesse annuale dei prodotti agroalimentari della Carnia.
Una sfilata di questo genere in Carnia non si era mai vista e la manifestazione ha trovato nelle parole e nei gesti solenni del monsignor Angelo Zanello il segno della calda accoglienza mostrata anche durante la “Messa grande” nel Duomo di Tolmezzo.
Ma tutti i quattro giorni passati tra le montagne della Carnia sono stati caratterizzati da significativi
momenti conviviali in cui i partecipanti hanno avuto modo di interagire tra di loro, condividendo anche impressioni sia di carattere culinario, sia considerazioni sull’andamento e sull’organizzazione del Raduno. A questo proposito va ricordata la grande intesa che l’Academio dai cjarsons ha intrecciato con le Amministrazioni locali per usufruire delle strutture pubbliche destinate alla manifestazione nazionale. Per questo siamo loro grati.
Una giornata intensa é stata quella del venerdì 11 ottobre che ha portato i partecipanti al Raduno nelle colline del Collio orientale friulano, terra delle eccellenze dei vini bianchi. Il Castello di Spessa, situato in uno splendido contesto naturale, ha accolto gli ospiti nelle suggestive atmosfere delle sue cantine storiche. E i vini del Collio hanno accompagnato i piatti proposti durante il Raduno.

Nel pomeriggio dello stesso giorno i 150 partecipanti, divisi in gruppi, hanno visitato il centro storico di Cividale del Friuli già capitale del Ducato Longobardo. La sfilata per le vie di Cividale con i paludamenti ha suscitato interesse e compiacimento tra i passanti già avvezzi alle sfilate storiche e in costume.
E che dire del mastro birraio di Sauris (in tedesco Zahre) il villaggio alloglotta di lingua tedesca a 1350 slm? È stato un trascinatore entusiasta ed effervescente quanto la sua birra. Ma Sauris é stata una sorpresa per quanto rappresenta: ovvero l’iniziativa imprenditoriale di un piccolo paese di alta montagna capace di dare occupazione anche al personale di fondo valle e fornire prodotti della norcineria di qualità ormai affermata sul mercato non solo nazionale. La realtà ormai consolidata del prosciuttificio Wolf è un esempio di attaccamento alle proprie montagne, alla tenacia e alla lungimiranza di chi vive in questi territori. E il suo fondatore novantenne é ancora lì a darne testimonianza.
I cjarsons sono stati dunque un veicolo che ha permesso di scoprire un mondo per molti versi ancora genuino che sa conservare e proteggere la sua identità linguistica, il friulano appunto che é stato riconosciuto come lingua storica minore dalla legge 482/1999 recependo così i dettami della “Carta europea delle lingue minoritarie”. In forma di benvenuto, in questa lingua ha intrattenuto, gli ospiti la Corale di Forni Avoltri nel primo giorno del Raduno cantando le tradizionali “villotte” friulane che sono l’espressione musicale vocale dei sentimenti e delle emozioni che si celano dietro le apparenti dure scorze caratteriali delle popolazioni locali.
Una particolare menzione meritano tutti i ristoratori che hanno ospitato i partecipanti al Raduno “mettendo in piatto” l’esperienza e il valore della tradizione culinaria della Carnia a partire proprio dai cjarsons. A tal proposito si sono cimentati i ristoranti “Al sole” e “Sottocorona” di Forni Avoltri, il “Castello di Spessa”, il “Morgenleit” di Sauris, il “Parco Oasi” e “Gardel” di Arta Terme e il “Carnia” di Venzone. I momenti conviviali hanno trovato nella cena di gala l’espressione più alta del connubio tra la proposta dei piatti fatta dal gruppo dei cuochi di “Gusto Carnia” e gli abbinamenti dei vini della cantina Tunella del Collio.
L’atto conclusivo si é svolto il 13 ottobre presso il teatro Candoni di Tolmezzo durante il quale si é tenuta una interessante ed efficace prolusione sulla storia/storie dei cjarsons e sulla loro diffusione esposta dal professor Enos Costantini agronomo e studioso del mondo agricolo.
Ha fatto seguito la “chiamata delle confraternite” che è anche stato il momento ufficiale dei saluti del Presidente Marco Porzio e della Academio dai cjarsons.
La F.I.C.E. con il suo Raduno annuale ha offerto l’occasione di far scoprire, almeno per grandi linee, una realtà alpina come la Carnia sostenendo ed incoraggiando la Academio dai cjarsons a far gustare quanto di più autentico e rappresentativo ruota intorno alla sua tradizione culinaria. La comunità della Carnia ha potuto mostrare il volto di un territorio e di una popolazione che stenta ancora ad arrendersi alla modernità per la paura di perdere quelle rare certezze che solamente un forte legame con la propria terra può ancora nutrire.
Con l’occasione si vuole ringraziare tutti i Circoli enogastronomici che hanno voluto partecipare a questo evento nazionale, e a tutti coloro che tale opportunità é stata preclusa a causa dei limiti numerici ed organizzativi.







