

Articolo a cura di Fabrizio Ventura
Priore della Confraternita del Bollito, della Fassona e della Pera Madernassa di Guarene
Nel cuore del Monferrato, dove l’allevamento bovino è parte integrante del paesaggio culturale ed enogastronomico, si è svolta una tavola rotonda dedicata a un tema che oggi più che mai orienta le scelte dei consumatori e guida l’evoluzione della filiera: il benessere animale. Un incontro ricco di contenuti, organizzato dalla *Confraternita del Bollito della Fassona e della Pera Madernassa*, che ha riunito figure del mondo accademico, della certificazione, dell’allevamento e della divulgazione scientifica.
I contributi dei relatori hanno permesso di osservare il tema da prospettive diverse ma complementari, delineando un panorama chiaro: il benessere animale non è più una “sensibilità”, ma un elemento tecnico, scientifico e culturale imprescindibile, capace di incidere sulla qualità delle produzioni, sulla sostenibilità ambientale e sulla competitività del settore.

Il benessere come misura complessa: la visione scientifica
Ad aprire i lavori, il professor Luca Maria Battaglini dell’Università di Torino ha introdotto il concetto di benessere animale ricordando le celebri *Cinque Libertà*, ancora oggi la base teorica su cui si misura lo stato psico-fisico di un animale allevato. Se un tempo il benessere era percepito come una questione etica, oggi – ha sottolineato Battaglini – è diventato un parametro tecnico, valutabile attraverso indicatori scientifici.
Il docente ha tracciato una distinzione tra allevamento intensivo ed estensivo: nel primo caso la tecnologia (dai sistemi di ventilazione ai sensori di zootecnia di precisione) permette un controllo capillare delle condizioni di vita degli animali; nel secondo, tipico delle aree collinari e montane, il benessere deriva soprattutto dalla possibilità di esprimere comportamenti naturali, ma richiede comunque strutture adeguate e competenze specifiche.
Battaglini ha ricordato come in Piemonte strumenti come ClassyFarm e il progetto regionale BESOS, promosso da Coalvi, stiano introducendo valutazioni oggettive sul benessere e sulla sostenibilità della razza Piemontese. Dallo studio delle reazioni allo stress da calore fino all’analisi dell’impatto ambientale, la ricerca sta offrendo agli allevatori dati concreti per migliorare le proprie pratiche.
Il messaggio chiave è chiaro: benessere animale, ambiente e qualità sono parti di un unico sistema, da governare con equilibrio e competenza.
Alimentazione e qualità della carne: l’intervento del prof. Sgoifo Rossi
Il professor Carlo Angelo Sgoifo Rossi, dell’Università di Milano, ha approfondito il legame strettissimo tra alimentazione, gestione dell’allevamento e qualità della carne. Il benessere, ha ricordato, non inizia nel momento dell’ingrasso, ma già nella relazione tra vacca nutrice e vitello, prosegue nella crescita e si riflette in modo evidente sul prodotto finale.
Una gestione nutrizionale corretta – sia al pascolo sia in allevamento protetto – riduce lo stress, limita l’insorgenza di patologie, ottimizza la crescita e permette alla carne di sviluppare caratteristiche organolettiche superiori. Anche la fase successiva all’allevamento, quella della trasformazione e della conservazione, può esaltare o compromettere il lavoro precedente.
In altre parole: il benessere animale non è un dettaglio, ma il fondamento della qualità gastronomica.
SQNBA: quando il benessere diventa certificazione
La dottoressa Michela Eugenia Ferri, responsabile del Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA) presso RINA, ha illustrato un quadro normativo in continua evoluzione. Il SQNBA rappresenta oggi lo strumento più avanzato e riconoscibile per attestare che un prodotto proviene da un allevamento conforme a rigorosi requisiti di benessere.
La certificazione coinvolge tre livelli – regole generali, requisiti tecnici e disciplinari di specie – e richiede verifiche continue, autocontrollo aziendale, tracciabilità completa e un severo sistema di gestione delle non conformità.
Il consumatore, tramite etichettatura e QR code, può risalire all’allevamento di origine e conoscere metodo di allevamento, nazionalità, orientamento produttivo. Uno strumento nato per garantire trasparenza e premiarne il valore, senza “scorciatoie” comunicative.
La voce dell’allevamento: l’esperienza dei Fratelli Micco
Il racconto di Giulia Micco, allevatrice moncalvese e coproprietaria dell’Agrimacelleria F.lli Micco, ha riportato il discorso a terra, tra colline, stalle aperte e pascoli che disegnano il paesaggio monferrino.
La storia di famiglia, iniziata nel 1982 e oggi arrivata alla terza generazione, è il ritratto di un allevamento etico e a ciclo chiuso, dove la razza Piemontese cresce lentamente, rispettando i propri ritmi. Box liberi invece della stabulazione fissa, ventilazione controllata per ridurre lo stress termico, pascolo quotidiano, alimentazione basata su cereali aziendali: ogni scelta è parte di una filosofia precisa, che Giulia riassume così: «Se l’animale sta bene, il prodotto è buono. La qualità non si inventa, si costruisce».
Il punto più intenso del suo intervento ha riguardato i Buoi Grassi, fiore all’occhiello dell’azienda: animali che raggiungono i quattro o cinque anni di età, con una carne più matura, sapida e marezzata. Un esempio concreto di come benessere, tempi lunghi e tecnica possano trasformarsi in eccellenza gastronomica.
Una riflessione etica: lo sguardo della dottoressa Icardi
A chiudere la tavola rotonda, la dottoressa Laura Icardi, biologa e divulgatrice, ha affrontato un tema spesso lasciato sullo sfondo: la dimensione culturale ed etica del rapporto tra esseri umani e animali.
Partendo dal concetto di *specismo*, ha invitato il pubblico a riflettere sulla responsabilità individuale dei consumatori. Scegliere prodotti provenienti da filiere rispettose non significa compiere un gesto ideologico, ma esercitare un reale potere economico. Anche senza estremismi: spesso basta acquistare meno carne, ma di migliore qualità, riscoprire tagli meno costosi e sostenere chi investe in benessere e sostenibilità.
Perché – ha ricordato – non esistono animali “di serie A e di serie B”: tutti meritano rispetto, indipendentemente dall’uso che l’uomo ne fa.
Conclusione: il futuro della filiera passa (anche) da qui
Il convegno di Moncalvo ha mostrato come il benessere animale sia un tema complesso, che unisce scienza, normative, etica, tradizione e mercato.
Per il mondo enogastronomico, significa una cosa molto semplice: la qualità nasce prima del piatto, nelle scelte quotidiane di allevatori, tecnici, trasformatori e consumatori.
E per un territorio come il Monferrato, dove la carne Piemontese e il Bue Grasso non sono solo prodotti ma simboli culturali, parlare di benessere animale non è solo un dovere: è un modo per proteggere e valorizzare un patrimonio che appartiene a tutti.
Un patrimonio che può crescere solo se cresce anche il rispetto verso chi lo rende possibile: gli animali, gli allevatori e l’ambiente.



