Articolo realizzato da Walter Cricrì
Agronomo – Direzione INAP

Un fermento che cresce – come un impasto che lievita

L’INAP – Istituto Nazionale Assaggiatori Pani concentra la propria attenzione sul Pane, riconoscendolo come prodotto identitario per eccellenza e arricchendolo di strumenti sensoriali, tecnici e narrativi che ne mettono in luce la ricchezza culturale e nutrizionale. Attraverso il metodo di analisi, le degustazioni guidate e le attività di ricerca, l’Istituto contribuisce a rendere il Pane non solo alimento quotidiano, ma anche simbolo vivo di storia e tradizione.
La F.I.C.E., dal canto suo, da cinquant’anni è impegnata a promuovere la cultura enogastronomica italiana, offrendo voce e valore alle tradizioni locali e costruendo una rete di riferimento autorevole per chiunque voglia difendere e far conoscere le ricchezze culinarie del nostro Paese. Non si tratta soltanto di custodire usanze o rituali della tavola, ma di favorire un dialogo costante tra territori, istituzioni e cittadini, affinché il cibo diventi veicolo di identità e memoria collettiva.
Quando queste due realtà si incontrano, il risultato non è una semplice somma di esperienze e competenze, ma un effetto moltiplicativo: come ingredienti che, mescolati e messi a lievitare, generano un impasto nuovo, più ricco e vitale di quanto ciascuno avrebbe potuto ottenere da solo.
È proprio in questa metafora della lievitazione che si coglie il senso profondo dell’alleanza tra F.I.C.E. e INAP: un fermento comune capace di far crescere idee, progetti e opportunità culturali.
Insieme, possono proporre il Pane, in “compagnia” di tutta la gastronomia Nazionale, come emblema universale di identità, convivialità e legame profondo con i territori che li hanno generato, restituendo dignità e valore a un patrimonio che appartiene a tutti e che merita di essere tramandato alle generazioni future.

Pane come motore di identità e futuro

Il Pane diventa un vero e proprio biglietto da visita dei territori: ogni tipologia, dalle forme più rustiche ai Pani di semola, dagli integrali fino a quelli stagionati, racconta non solo la storia e il paesaggio che la circondano, ma anche la memoria collettiva che si tramanda di generazione in generazione. A rendere ancora più viva questa narrazione sono gli abbinamenti con i companatici: salumi, formaggi, conserve e verdure, che insieme al Pane costruiscono una tavolozza di sapori e tradizioni locali, restituendo al lettore l’immagine di una cucina creativa e profondamente legata al territorio.
Gli esempi concreti aiutano a rendere il racconto più vivido: al Nord, i Pani di segale delle vallate alpine trovano la loro massima espressione accanto a speck, bresaola o formaggi stagionati come la fontina; al Sud, invece, il Pane di Matera o quello di grano duro siciliano si legano indissolubilmente a conserve di pomodoro, salumi robusti e formaggi pecorini dal sapore deciso.
Se guardiamo al Nord Italia, basti pensare alle rosette e alle ciriole romagnole che, con la loro crosta croccante e la mollica ariosa, trovano compimento accanto a mortadella, prosciutto cotto o formaggi freschi come lo squacquerone.
Nel Veneto, la “giovane” ciabatta, nata negli anni Ottanta, si è affermata come Pane versatile per panini ricchi e creativi, spesso imbottiti con caciocavallo, porchetta o insalate colorate.
Spostandoci al Sud, il panorama si fa ancora più intenso: in Puglia, il Pane di Altamura, con la sua crosta spessa e la mollica alveolata, esalta i sapori robusti dei salumi stagionati, delle melanzane sott’olio e dei pomodori secchi; mentre in Sicilia il Pane nero di Castelvetrano diventa protagonista nel celebre “Pane cunsato”, arricchito da olio extravergine, pecorino, acciughe e origano.
In Sardegna, il Pane carasau, sottilissimo e croccante, accompagna perfettamente pecorini stagionati, salumi locali e piatti a base di agnello. In Calabria, invece, il Pane di grano duro di Cutro o quello di Cerchiara, dalle forme ampie e dalla mollica compatta, si sposa con la ‘nduja, i formaggi caprini e le conserve di peperoncino, raccontando la forza e i colori di una terra dal carattere deciso.
Raccontare la diversità e la variabilità della panificazione italiana significa non soltanto documentare un patrimonio unico al mondo, ma anche stimolare percorsi di promozione culturale e turistica che fanno della tavola un punto d’incontro privilegiato tra passato e futuro.

Pane da custodire e trasmettere

Dalla memoria dei forni storici e delle mani che hanno custodito saperi antichi, si passa naturalmente all’urgenza di raccogliere e documentare ciò che rischia di andare perduto, così da costruire un archivio vivo della nostra identità gastronomica.
Per comprendere la portata di questo rischio basta guardare ad alcune realtà locali: non sono pochi i forni storici che, con la chiusura dell’ultima generazione di Artigiani, hanno visto svanire segreti custoditi per secoli.
Racconti di Panificatori che ricordano i gesti appresi da bambini accanto al forno di famiglia diventano testimonianze preziose di come la pratica diretta sia insostituibile rispetto a qualsiasi manuale.
La raccolta e la documentazione delle tipologie di Pane e dei loro abbinamenti tradizionali diventano un passaggio fondamentale per costruire un archivio vivo della nostra identità gastronomica.
Non si tratta solo di catalogare forme e ricette, ma di dare spazio ai racconti che ogni Pane porta con sé, insieme ai suoi compagni (i Companatici) naturali: formaggi, salumi, oli e conserve che completano il quadro agroalimentare dei territori.
È da questa connessione che nasce un racconto integrato, capace di mettere in dialogo il prodotto da forno con l’intero paniere locale.
In parallelo, la formazione delle nuove generazioni appare come una necessità imprescindibile: non basta trasmettere tecniche e ricette, ma serve insegnare il valore culturale e sociale del Pane. Tramandare significa non perdere un patrimonio culturale enorme, che rischia con un “semplice” salto generazionale di sparire, poiché l’Artigianalità non si trasmette soltanto con testi didattici, ma attraverso una pratica viva, fatta di gesti, sensazioni e capacità percettive che permettono di trasformare materie prime informi in autentici Tesori Gastronomici.
Solo così il Pane continuerà ad essere riconosciuto come simbolo di comunità, convivialità e memoria condivisa.

Costruire il Futuro con il Gusto della Tradizione

Gli auspici per il futuro si traducono in un impegno condiviso tra F.I.C.E. e INAP nel dare vita a percorsi comuni, fatti di eventi, degustazioni, pubblicazioni e ricerche capaci di unire le rispettive competenze. Non si tratta semplicemente di organizzare attività, ma di costruire piattaforme culturali dove le conoscenze possano intrecciarsi e generare valore nuovo.
A completare il quadro, emerge infine la necessità di potenziare la divulgazione digitale. Questo è uno strumento essenziale per raggiungere un pubblico ampio e giovane, offrendo contenuti accessibili e coinvolgenti, e mantenendo vivo il legame tra tradizione e innovazione.
Attraverso piattaforme online, riviste digitali e canali social, l’incontro tra F.I.C.E. e INAP può così trasformarsi in un laboratorio aperto di Cultura Gastronomica, aprendo la strada a nuove forme di partecipazione, conoscenza e contaminazione positiva, capaci di alimentare il dialogo tra passato e futuro.
Gli auspici per il futuro si traducono in un impegno condiviso tra F.I.C.E. e INAP nel dare vita a percorsi comuni, fatti di eventi, degustazioni, pubblicazioni e ricerche capaci di unire le rispettive competenze. Non si tratta semplicemente di organizzare attività, ma di costruire piattaforme culturali dove le conoscenze possano intrecciarsi e generare valore nuovo.
Valore al Pane “Riposato”: una Scelta Sostenibile
Allo stesso tempo, è fondamentale valorizzare il Pane stagionato, quello “riposato” qualche giorno, che diventa emblema di sostenibilità e di lotta allo spreco, un tema oggi più che mai attuale e che tocca da vicino il vissuto delle famiglie e delle comunità. Su questo punto, le due realtà possono aprire una riflessione più ampia che coinvolga scuole, associazioni e confraternite, mostrando come il Pane non perda dignità con il passare dei giorni, ma anzi acquisisca nuove possibilità di utilizzo nella cucina quotidiana e nelle ricette della tradizione.

Pane che unisce per moltiplicare

Così come il Lievito Madre cresce grazie alla cura di chi lo alimenta giorno dopo giorno, anche l’incontro tra F.I.C.E. e INAP trae forza dalle comunità locali che ne sostengono il cammino. Allo stesso modo, le Confraternite sparse sul territorio nazionale diventano come mani premurose che rinnovano costantemente l’impasto, assicurando continuità, energia e vitalità al fermento culturale condiviso.
Il Pane, nelle sue infinite forme, diventa ponte tra la missione della F.I.C.E. e quella dell’INAP: un simbolo di identità che dialoga con i Companatici e con le Tradizioni Locali, trasformando ogni tavola in un luogo di memoria, convivialità e innovazione.
Ma il suo ruolo non si esaurisce qui: l’incontro fra le due realtà assume la forza di un Lievito Madre che, rinnovandosi da impasto ad impasto, di generazione in generazione, moltiplica le potenzialità iniziali.
Ogni risorsa umana, ogni volontà e ogni intento culturale, messi insieme, non restano sommati in maniera statica, ma diventano fermento attivo che spinge in avanti il movimento culturale, arricchendo e dando vita a nuove iniziative.
Così come da un piccolo impasto ben lavorato possono nascere pagnotte capaci di sfamare intere comunità, dall’unione di F.I.C.E. e INAP può scaturire un patrimonio condiviso che non solo custodisce le tradizioni, ma le rilancia, le amplia e le rende accessibili al futuro.
In questa visione, il coinvolgimento delle varie Confraternite presenti sul territorio nazionale rappresenta un tassello fondamentale: la loro partecipazione attiva può contribuire in modo determinante a trasformare le buone intenzioni in pratiche concrete, creando occasioni, progettualità e nuove sinergie capaci di rafforzare e moltiplicare l’impatto di questa alleanza culturale.

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